La Bottega Delle Storie |
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13 Gennaio 2007
RitornanzeSottofondo di Smiley Faces degli Gnarls Barkley please…
“Ok…quanto le devo?” “Sono…”Beep boop beep “sedici e quarantaquat…sedici và!” Stronzo…che cacchio arrotondi che tanto se ti do i venti non hai resto. “Mhhh…mi sa che ho solo venti…ha il resto?” “Ehhhh no guardi mi spiace…” Che ti avevo detto? Stronzo! “Vabbè tenga i venti che son di fretta e va bene così.” “Va bene arrivederci!” Risponde il meschino con sottofondo di radiolina odiosa da taxista. “Arrivederci!” rispondo scazzato io sistemandomi senza troppa cura il borsone sulle spalle. “Sputtanati sti quattro euro a gratta e vinci” penso tra me e me prima che l’occhio mi cada sul quadrante rigato del mio orologio…naturalmente sono in ritardo. Attraverso di corsa (per quanto possa essere di corsa uno con un borsone più grande di sé sulle spalle) via Sacchi, dribblo il solito marocchino che chiede moneta (e che non capisce che, con tutta la disponibilità del mondo, se sto correndo come un dannato e ho sulle spalle suddetto borsone enorme forse non ho tutto sto tempo di cercare nelle tasche l’euro) ed entro in stazione. Non entravo a Porta Nuova come “partente” da un bel po’. L’ultima volta è stato quattro…no, cinque mesi fa per venire a prendere mia cugina siculo-francese che, senza preavviso, ha deciso di passare un po’ di tempo a Torino (a gratis)lontana dalla sua”NOIOSISSIMA PARIGI!” (come avrei voluto strangolarla…io a Parigi non ci sono mai stato.) Ora un po di Star Guitar dei Chemical… Il paesaggio scorre davanti al mio finestrino quasi a tempo con la musica…ogni galleria, ogni palo che passa è un colpo di rullante, un beat della canzone che ho nelle cuffie. Non devo muovere troppo la testa…mi duole davvero tanto e il filo del lettore è in parte scoperto. Manca poco perché uno degli auricolari ceda. Nella mia testa mille pensieri. Su dove sto andando. Da chi sto andando… è buffo come certe cose non cambino mai…o che cambino tantissimo per poi tornare ad essere le stesse. Per un attimo mi concentro non tanto sul paesaggio quanto sul mio riflesso… non riesco a riconoscermi. Sono una persona totalmente differente da quella che ero anche solo una settimana fa…prima di star male… Tutte le mie speranze sono in questo viaggio. Di fronte a me, con uno di quegli zaini enormi da campeggio aggiustato sulle spalle alla bene e meglio e con l’aria preoccupata, un ragazzino impacciatissimo. “E’ libero?” mi chiede come se l’avesse chiesto ad un orco (mi sa che la barba dovevo farmela…non sono un belvedere tra cranio calvo e barba lunga). Con un cenno di complicità lo lascio sedere di fronte a me. Non parliamo granchè: io di solito non sono socievole e il libro che ho in mano ma che non seguo da 2 pagine è un buon alibi. Lui non fa che mandare messaggi e riceverne…ad ogni messaggio ha il viso sempre più giocondo e nell’arco di tempo di pochi secondi in cui il suo Nokia è in quiete lui lo guarda appoggiato alla mensolina davanti al finestrino come se fosse un lingotto da dieci chili…come se in quell’oggetto vi fossero riposti tutti i sogni e le speranze di questo mondo. E magari adesso un assaggio di My immortal degli Evanescence Le due parole che ci scambiamo in tutto il viaggio mi fanno capire quello che avevo già capito. Il ragazzino sta andando a trovare la sua ragazza che abita lontana. L’ha conosciuta un anno fa su di una chat e da allora si vedono una volta al mese. Un mese scende lui e un mese sale lei. I genitori di lei non sono d’accordo, quelli di lui sono perplessi…ma loro due continuano a vedersi. Mi fa sorridere questo ragazzino. Mi sembra di vedere in lui quello che ero io nemmeno troppi anni fa…quando ero anche io poco più di un bambino come lui, con pochi peli in faccia che ti ostini a chiamare barba e con l’ostinato desiderio di vedere la tua lontana lei a costo di fare il pendolare dell’amore una volta al mese, undici ore di treno per quasi sette mesi. Per un attimo ho l’impulso di essere carogna e di fargli tutte quelle domande cattive su cosa si aspetta nel loro futuro…le stesse che mi facevo io. Sono meno carogna di quello che vorrei però…probabilmente anche lui ha gli stessi dubbi e io in fondo sono un estraneo. Continuiamo il nostro viaggio ognuno per i fatti propri quando a un certo punto mi arriva dal tipo una domanda che non mi aspettavo: “Lei invece come mai in viaggio?”. Rimango basito un attimo. Lo guardavo tanto distante, quasi da venerabile Yoda, quasi a dire a lui e a me stesso “povero demente che fai ancora viaggi per amore…io invece no!” … E invece anche io sono in viaggio per lo stesso motivo. Perla si chiama. Non ci siamo conosciuti in chat ma ad un briefing due anni fa. Stiamo assieme da diciotto mesi. Cambia poco. L’unica differenza tra me e lui è che ho perso tutte le speranze a lungo termine sul futuro. Non posso permettermelo per molti motivi…Quello che voglio e stare gli ultimi giorni che mi rimangono con lei. Non sa nulla e spero non si accorga di nulla…voglio solo me e lei in questi giorni. Il resto si faccia fottere. “Affari di lavoro” gli rispondo. E torno al mio libro. Francesco_________________________________http://00storiediunoqualunque00.giovani.it/ Vai alla home di questo BLOG |
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Va_lentina 20 anni, studia Lingue a Napoli. Nel tempo libero ama andare sulla spiaggia ad ascoltare musica e scattare fotografie. Lavora in un negozio no profit gestito dalle sue 500 nonne. Sogna di lavorare come hostess. Ricopre un ruolo di amministratrice. Come partecipare1. Visualizzare l?argomento della settimana nella sezione in colonna "Tema corrente"
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15 commenti
smile
dentro c'è del vissuto, è uno scrivere metropolitano, è uno scrivere veloce, sneza troppi pensieri che ti arrivva dritto al cuore e sta li. mi ricoda 3msc... i beat della canzone che ho nelle cuffie...
si dice...
We
Goodbye
bello