Tag america7

23 Gennaio 2007

Un piacere fuori dagli schemi

Era il terzo bicchiere di vino, ma c’era sempre una buona motivazione per brindare, il lavoro, l’amico del cugino del collega che stava per sposarsi, il mutuo da pagare.
Versai il vino e Andrea innalzò il bicchiere: - Alle donne allora…- - Alle donne! - I nostri bicchieri furono colpiti con un po’ troppa convinzione e il contenuto ne uscì macchiando leggermente i nostri vestiti, io mi colorii la manica della camicia di un giallino pallido e Andrea si bagnò sul petto, sorridemmo complici di quel gesto irruente, portammo a termine il nostro brindisi poi mi chiese dove fosse il bagno per cercare di rimediare a quell’odore dolciastro sul suo decolletè.
La accompagnai davanti alla porta e le accesi la luce poi mi girai e andai in cucina, stavo cercando di riassettare l’ambiente quando sentii Andrea chiamarmi, mi precipitai davanti alla porta del bagno:- Dimmi? -
-       Potresti venire ad aiutarmi con la cerniera, non vuole scendere.. -
Non poteva avermelo chiesto davvero, era una scusa scontata e banale, lei non era nessuna di queste due cose, una sensazione di delusione mi pervase per quel suo giochetto adolescenziale ma dopotutto aveva 25 anni non potevo pretendere la perfezione, l’avevo decisamente sopravvalutata. Entrai indifferente in bagno, ero insensibile al suo pretesto per quanto mi lusingasse, mi avvicinai e lei mi indicò la cerniera:- Ha bisogno di essere sfilato un po’ di volte prima di intenerirsi…- Finsi di non cogliere il lato malizioso di quella frase, ma il suo sorriso e il suo viso semplice mi conquistavano mentre osservavo la sua immagine riflessa nello specchio, la cerniera era veramente dura. Riuscì a stupirmi quando una volta liberata la lampo mi ringraziò senza svestirsi, io mi affrettai a dirle:- vado a cambiarmi anche io, non sopporto questo odore e poi devo lavarla prima che sia troppo tardi! - Rimase immobile sorridendomi. Uscii dal bagno e andai direttamente in camera, mi tolsi la camicia e mi misi a cercare qualcosa di presentabile, trovai una maglietta che avevo dimenticato da tempo ma che mi obbligava a togliermi i pantaloni eleganti e a optare per un paio di jeans, li sfilai delicatamente per evitare di rovinarli, mi voltai per appoggiarli sul letto e la vidi, era in piedi davanti alla porta della mia stanza che mi osservava, indossava solo un completino intimo di seta nero che non chiedeva di essere tolto ma pretendeva semplicemente di essere sfiorato per regalare al tatto la sensazione della levigatezza di cui era dotato. Mi sorrise con naturalezza toccandosi i lisci capelli neri:- Perché non rimaniamo così? -  Mi prese alla sprovvista, non sapevo cosa volesse da me, se stava scherzando, se sperava in una mia reazione ormonale o se semplicemente stava testando fino a che punto poteva arrivare con me. Non mi diede il tempo di rispondere e mi si avvicinò:- Non ti ho ancora ringraziato per la cena!
Non mi feci incantare da quel suo fare da gatta, non poteva avere effetti su di me.
-       Sono io che devo ringraziare te, oggi sei stata perfetta con quel cliente!
-       È la fortuna di essere donne, dovresti saperlo che abbiamo il potere della convinzione.
Annuii fissando il vuoto, ero in imbarazzo, ma non volevo farglielo capire così tornai a fissarla negli occhi senza lasciarmi intimorire dalla delicatezza con cui ogni suo gesto si insinuava nella mia mente facendomi aumentare il ritmo cardiaco e stimolando la mia fantasia. - Il capo cosa ti ha detto? Si sarà congratulato! -
-       Si, le congratulazioni alle sue condizioni.. – non capii e le chiesi -  Condizioni? –
-       Vorrebbe gli extra..
-       Come se dieci ore al giorno fossero poche..
-       No, non quel tipo di extra! Assunsi un espressione leggermente confusa poi mi illuminai.  Andrea non parlava certo di ore in più da passare in ufficio a visionare cataloghi ma di pause pranzo passate sotto a una scrivania a sentire il sapore del prezzo, un po’ troppo alto da pagare per una carriera. - Non ne hai mai parlato con nessuno? Scosse la testa: - Non devi farlo nemmeno tu! Accidenti non so perché te l’ho detto!Mi sputtanerai! – Si alzò di scatto come per andarsene, la rincorsi prendendola per un braccio:- Di me ti puoi fidare.. - Le sorrisi, non mi accorsi di essere così tanto vicino a lei, potevo sentire il calore del suo corpo quasi nudo accanto al mio, mi guardò fisso negli occhi e un secondo prima che mi rendessi conto di cosa stava per accadere lei aveva già premuto le sue labbra sulle mie. Non riuscii a fare a meno di abbracciarla, di toccarla, il suo corpo, quelle curve dolcemente definite, con quelle mani così sapienti e delicate che mi sfioravano senza sosta, senza pressione, con la consapevolezza che avrebbero risvegliato tutti e cinque i sensi nello stesso istante in cui avrebbero preso contatto con la mia pelle. Mi spinse muovendosi lentamente verso il letto, continuando a baciarci come se non avessimo fatto altro da tutta una vita, la sua lingua si muoveva sinuosamente con la mia senza violenza, senza invadenza, con l’unico scopo di stuzzicare la fantasia. Non avevo voglia di trattenermi, volevo liberare quella voglia che avevo dentro di me, volevo sentirla mia, anche se per una notte sola, volevo dominare la situazione, lei aveva sempre deciso per me con il suo fare sicuro, per una volta volevo essere io a decidere prima per lei, poi per il suo corpo e per il suo desiderio che sentivo crescere sotto le mie mani ogni volta che mi avvicinavo al centro del piacere che sentii impazzire quando la mia lingua ne entrò a contatto.  Mi tirò verso di lei e sentivo il suo bacino muoversi sotto di me come per scappare dalla mia presa, per poi tornare come calamitato da quella complicità che può nascere solo tra due persone che nascondono lo stesso segreto. Sentivo il suo piacere esplodere e non potei fare a meno di osservare il suo volto che appariva delicato anche in un momento così surreale. Di scatto mi spinse sotto di lei e continuò indisturbata il gioco che avevo cominciato io, scivolammo delicatamente in una tenera lotta, ci rotolavamo sul letto per decidere chi dovesse avere il comando della situazione, le sue braccia erano molto più forti e determinate delle mie ma scelsi di sfidarla stuzzicando i suoi punti deboli, quando ero abbastanza vicino al suo collo glielo leccavo leggermente, quando ero vicino al suo petto giocavo con il suo seno adolescenziale, ad ogni contatto lei sussultava e mollava la presa troppo impegnata a godersi quei piacevoli istanti, io ne approfittavo per salire sopra di lei e prendere posizione. Non so quanto tempo abbiamo passato ad ascoltare i nostri respiri affannati per quella lotta e nemmeno quanto tempo siamo rimaste immobili a baciarci, sembrava tutto così normale, così semplice, con lei non dovevo fingere di essere chi non ero, non dovevo fingere di stare bene, ogni sua carezza innescava automaticamente una voglia irrefrenabile di riaverla di nuovo, di baciarla un’altra volta con ancora più veemenza e passione. Sotto le coperte come due giovani innamorati che dopo aver fatto l’amore rimangono ancora un po’ abbracciati per imprimere bene nella memoria gli odori dei loro corpi e il sapore di quelle notti troppo fugaci per i loro ormoni impazziti, Andrea si girò verso di me:- Alessandra..! -     Si? -       Grazie.. Mi accarezzò i capelli e mi baciò sulla fronte, nessun uomo potrà mai provare il piacere che io e Andrea ci regalammo quella notte. Due donne che avevano sostenuto troppe volte il peso di sentirsi usate da uomini privi di scrupoli ora sapevano quanto valore potesse avere il loro “essere” così puro e delicato.

Lara__________________________________
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